Intervista a Paolo Dagrada, CEO di SDWWG
Equilibrio tra automazione e tocco umano: qual è il limite oltre il quale l’AI rischia di alienare l’utente anziché avvicinarlo al brand?
Il confine per me è chiaro: l’AI deve togliere la “fatica”, non l’umanità. In SDWWG la usiamo ogni giorno per macinare dati, velocizzare i processi e scovare pattern, realizzare video, ma il timone resta in mano alle persone. Ad oggi per quanto abbiamo testato non ci sono ancora AI che in maniera autonoma possono relazionarsi in modo autonomo con un cliente/lead B2B, perché si aspetta risposte date dall’esperienza, know how e contesto. Un cliente si aliena nel momento preciso in cui capisce che dall’altra parte non c’è una persona ma un’AI, questo l’abbiamo sperimentato sulla nostra pelle facendo dei test reali.Questo ovviamente succede quando il lead pensa di relazionarsi con una persona…
GEO (Generative Engine Optimization): come stanno cambiando le tecniche di ottimizzazione ora che l’AI decide l’ordine e la forma delle risposte per gli utenti?
il vecchio modo di fare SEO è arrivato al capolinea. Non lottiamo più per posizionare una singola parola chiave in prima pagina, ma per fare in modo che i modelli di AI considerino il brand come la fonte più autorevole da sintetizzare. La GEO ci impone di produrre contenuti densi, verificati e privi di “fuffa”. Se non offri un punto di vista competente e originale, per le risposte generate dall’AI semplicemente non esisti. E l’attività non è confinata al solo sito web ma a tutti i contenuti e attività digitali, e le aziende devono comprendere che non sono solo tecnicismi SEO ma si ritorna alla capacità che un’agenzia deve avere per rendere un brand autorevole e costruire uno storytelling adeguato. E le moltissime aziende B2B questa sfumatura l’hanno sempre omessa e hanno bisogno di professionisti che li supportino nel metterla a terra.
Brand o performance? Perché questa contrapposizione è un errore strategico e come si integrano oggi identità di marca e lead generation?
Smettiamola di dividerli: senza Brand, la Performance ti costa un patrimonio. Mi viene da sorridere quando sento ancora questo dibattito. Fare solo performance senza un brand forte significa pagare l’attenzione a peso d’oro: appena stacchi le campagne scompari e in ogni caso nel B2B spesso non riesci a convertire. Il brand crea la fiducia che abbassa i costi di acquisizione, la performance raccoglie i risultati. Nel B2B integrarli è l’unico modo per riuscire a generare nuove opportunità..
Digital Marketing B2B: quali sono i linguaggi e le piattaforme che stanno scardinando la comunicazione aziendale tradizionale, tradizionalmente considerata “noiosa”?
Da tempo si parla di Human2Human, ma moltissime aziende B2B sono ancora settate ad una comunicazione B2B grigia e polverosa. Dall’altra parte dello schermo, che sia un CEO o un Direttore Acquisti, c’e sempre una persona che si emoziona o si annoia esattamente come tutti noi. Le aziende che stanno vincendo oggi sono quelle che non hanno paura del cambiamento e usano e testano modalità tipiche del B2C ma sapientemente adeguate al B2B. Non basta seguire un trend (contenuto o canale) per rendere efficace e corretta la comunicazione B2B. Quello che vedo è che spesso nelle aziende non c’è questa sensibilità e di conseguenza si fa molta fatica ad innovare, a introdurre nuove proposte per rigidità aziendali e per non prendere dei rischi. Ma mai come in questo caso vale il detto “chi si ferma è perduto”.
L’era della rilevanza visiva: nell’economia dell’attenzione, che ruolo giocano la qualità del content design e del visual branding nella percezione di affidabilità di un’azienda?
L’occhio vuole la sua parte, che lo si voglia ammettere o meno. Le persone “comprano con gli occhi” attraverso i sensi e le emozioni. La prima impressione si gioca in una frazione di secondo e il cervello decide prima ancora che l’utente abbia letto una riga di testo. Attenzione non stiamo parlando del bello fine a se stesso, ma è chiaro che se proponi soluzioni ingegneristiche, logistiche o pharma di altissimo livello ma ti presenti con un’immagine datata, mandi un segnale immediato di inaffidabilità. In SDWWG il visual design non è decorazione, è la prima prova concreta della solidità della tua azienda.
Cambiamento culturale vs. cambiamento tecnologico: perché molti progetti di trasformazione digitale falliscono a causa delle risorse umane e non dei software?
In questi anni di agenzia ho visto tantissimi progetti di trasformazione digitale fallire, e quasi mai la colpa era della tecnologia. Sono le persone che resistono al cambiamento se non ne capiscono il senso o se si sentono minacciate. Non è possibile introdurre soluzioni innovative o evolutive senza fare formazione, ascolto e affiancamento. Le persone non utilizzeranno i nuovi strumenti e torneranno silenziose alle vecchie abitudini. La tecnologia è solo un fattore abilitante: la vera differenza la fa sempre la cultura aziendale, per questo serve un partner adeguato e con esperienza.
Perché un visitatore del Global Summit Digital Marketing & Ecommerce dovrebbe sedersi al vostro tavolo? Cosa vi differenzia maggiormente dalle altre aziende del settore?
Chi si siede al nostro tavolo non trova un venditore di formule magiche. Trova un team con oltre 40 anni di storia che conosce a memoria le dinamiche dei settori B2B complessi—dalla logistica al pharma, dall’energy al manufacturing. Portiamo un approccio che unisce creatività e metodo scientifico, testando e validando i messaggi con dati, AI e neuromarketing prima ancora di andare a budget. Se cercate un partner strategico con cui parlare di posizionamento, numeri e risultati reali, il nostro tavolo è quello giusto.