Dalla quantità alla qualità: cosa racconta davvero l’AI di un brand
Articolo di Stefano Piotto, Web marketing & Seo/Sem specialist di PACCHIARINI & B.
In un mare di numeri la semplificazione galleggia, la profondità sprofonda. Al di là delle metafore, è questo il rischio delle analisi di visibilità del brand sui motori AI: porci di fronte a un ammasso di cifre e dati che, senza interpretazione, servono soprattutto a riempire dashboard e presentazioni di grafici e infografiche, probabilmente anch’esse generate con strumenti AI.
Intendiamoci, questo non è un male assoluto, ma un rischio potenziale: quello di accontentarsi di un numero in più, compiacersi di una cifra e fermarsi lì, sull’Olimpo delle percentuali. Le analisi di visibilità sui motori AI e le relative raccomandazioni soffrono spesso di questo difetto: sono panoramiche volte a rilevare presenza e assenza in maniera quasi manichea. Il brand c’è o non c’è. È citato oppure no. Compare più o meno dei competitor.
Il passaggio successivo è correlato alla GEO: modifiche al sito, interventi sui contenuti, raccomandazioni tecniche e consigli sulla diffusione del brand online. Un approccio sensato, intendiamoci, ma ancora molto vicino alla vecchia logica SEO: correggo il sito, produco contenuti, aumento le citazioni. Tutto utile, ma se mi fermo lì rischio di non avere ancora capito davvero che cosa l’AI sta raccontando del brand.
Uno sguardo più completo, che è quello che proponiamo con il metodo AI Reputation Landscape, non deve certo sacrificare il numero, ma elevarlo a significato. Si tratta di un modello di analisi reputazionale che misura come un brand viene rappresentato nei motori AI ma non si ferma a considerazioni di visibilità statistica o al rilievo tecnico. Presenza, percezione, competitor, fonti e anomalie diventano elementi da interpretare e trasformare in indicazioni strategiche. È uno step fondamentale se l’obiettivo è avere un orizzonte decisionale più definito.
In un panorama AI in cui spesso esiste una distanza tra ciò che il brand comunica e ciò che l’AI restituisce, diventa necessario studiare strategie di visibilità che vadano oltre il semplice superamento di un gap tecnico. Occorre capire da dove nasce una certa rappresentazione, quali fonti la alimentano, quali elementi vengono enfatizzati, quali spariscono e quali, eventualmente, vengono dipinti in maniera distorta. Sono aspetti che difficilmente emergono da una lettura puramente quantitativa.
In questa ottica l’approccio human centric fa la differenza già in partenza, nella costruzione del modello di analisi, nella definizione degli obiettivi, dei cluster e delle domande da sottoporre ai motori AI insieme al cliente, ma resta determinante anche dopo, quando quei risultati devono essere decifrati e validati. Le risposte generate dall’AI, soprattutto nelle ricerche legate a intenti commerciali B2C o B2B, non sono semplicemente la replica di ciò che il brand dice di sé. Sono una sintesi mediata di contenuti provenienti da siti aziendali, fonti editoriali, recensioni, social, community, comparatori, documentazione e altre parti dell’ecosistema informativo online.
L’analisi, in questo senso, diventa inevitabilmente anche reputazionale. L’AI restituisce giudizi, associazioni e percezioni nate altrove, a volte in maniera fedele, altre volte in maniera incompleta o distorta. La validazione umana resta quindi alla base, nel percorso e alla fine.
L’AI aggrega, l’umano spiega. Ed è proprio questa interpretazione a poter svelare strategie che vanno tranquillamente oltre le soluzioni online, toccando tutto il marketing mix relativo al brand. Una criticità rilevata dall’AI può riguardare il prodotto, il servizio, la comunicazione, le PR, il customer care, la distribuzione o altri aspetti del posizionamento di marca. Allo stesso modo, un vantaggio competitivo reale può risultare poco riconosciuto, attribuito soprattutto a un concorrente o semplicemente assente dalla narrazione generata dai motori AI. In questi casi la risposta non è necessariamente una nuova pagina SEO. Può essere una decisione di marketing.
Per questo il valore di un’analisi reputazionale sui motori AI non sta soltanto nel produrre un altro numero. Sta nel capire che cosa quel numero racconta, che cosa nasconde e quali direzioni può aprire per il brand.